La pagina Facebook è a rischio cancellazione!

Manifestante con bandiera di Öcalan a Pinerolo (TO)

Periodicamente, Zuckerberg ci ricorda che non siamo i benvenuti sulle sue piattaforme. Oggi ci sono stati cancellati un post sulla campagna per la scarcerazione di Öcalan di ottobre e la foto qui riportata. Ci è anche stata notificata la possibilità che la pagina venga nascosta – a quanto pare, avremmo postato delle offerte di lavoro non conformi alle normative (???). Non è la prima volta che ciò accade, e probabilmente non sarà neanche l’ultima. Vi aggiorneremo su eventuali sviluppi e sull’eventuale apertura di un’ennesima nuova pagina.

Il momento è arrivato: Libertà per Öcalan!

Diffondiamo la petizione creata dal comitato “Il tempo è arrivato: Libertà per Öcalan”.

Dal 15 febbraio 1999 il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan si trova nell’isola-carcere di Imrali, in condizione di totale isolamento. A più riprese gli è stato negato di vedere i familiari e i propri avvocati, e per anni non si sono avute informazioni sul suo stato di salute. Tuttavia, il leader curdo ha più volte cercato di essere uomo di pace e di dialogo e di proporre una soluzione politica alla questione curda e per la democratizzazione di tutto il Medio Oriente.
Dopo un lungo sciopero della fame che ha coinvolto migliaia di persone, nel 2019 è stato concesso a Öcalan di poter vedere i propri avvocati ed i propri familiari, tramite i quali ha consegnato messaggi di speranza e per un futuro diverso. Ma la finestra del dialogo è durata poco. Dal 12 agosto 2019 Öcalan e gli altri tre prigionieri politici dell’isola carcere di Imrali sono nuovamente isolati dal mondo esterno.
Ora, in decine di carceri turche è in corso da più di 50 giorni uno sciopero della fame da parte dei detenuti politici per chiedere la fine dell’isolamento e la liberazione di Abdullah Öcalan, verso il ritorno ai negoziati per una pace giusta.
Nonostante il carcere, l’isolamento e la negazione dei diritti, Abdullah Öcalan ha riformulato una innovativa idea di società, un sistema democratico multietnico per una società equa basato sull’uguaglianza di genere e sull’ecologia sociale detto Confederalismo democratico.
Il Confederalismo democratico – come è dimostrato dalla sperimentazione nei territori nel nord est della Siria, dove tutti i popoli della regione hanno lottato per affermare un modello amministrativo laico, democratico ed ugualitario – rappresenta una reale proposta di pace per tutto il Medio Oriente, e per questo fa paura alle potenze regionali e globali.
In Turchia infatti prosegue una repressione che colpisce senza sosta personalità democratiche, difensori dei diritti umani e ogni forma di opposizione politica e sociale. In questo contesto, nel sud-est del paese, i curdi sono repressi duramente. Decine di sindaci curdi democraticamente eletti sono stati rimossi dall’incarico ed arrestati, e il controllo delle municipalità è stato assegnato a commissari fiduciari del governo turco. Sono a migliaia i dirigenti e i militanti di HDP (Partito Democratico dei Popoli) incarcerati, tra cui gli ex co-presidenti del partito, Selahattin Demirtaş e Figen Yuksedag. Altri 108 dirigenti sono imputati per le proteste verificatesi nel 2014 contro l’assedio della città di Kobane, e rischiano lunghi anni di carcere.
L’occupazione militare dello Stato turco, secondo esercito della NATO, si estende in altri territori del Medio Oriente: è il caso di Afrin, dove è documentata la brutale violazione dei diritti umani da parte dell’occupazione turca e dei gruppi mercenari alleati: Erdogan sta distruggendo storia e l’identità culturali provocando esodi di massa di intere popolazioni, attuando una politica di sostituzione etnica favorendo l’insediamento di popolazioni esterne legate a gruppi mercenari.
22 anni dopo il sequestro internazionale di Abdullah Öcalan, sulla pace in Turchia ed in Medio Oriente rimane una forte ipoteca.
Il 15 febbraio è, negli ultimi anni, il giorno della manifestazione europea a Strasburgo e di quella nazionale in Italia per chiedere la liberazione di Öcalan. Tuttɜ in piazza il 15 febbraio 2021!

Fonte: Rete Kurdistan Italia
Comitato “Il momento è arrivato, libertà per Öcalan”

Solidarietà a Chez JesOulx.

Da qualche giorno il Rifugio autogestito Chez JesOulx nella ex casa cantoniera di Oulx si trova sotto attacco mediatico e non solo a seguito di una presunta colluttazione fra due ospiti. Ovviamente è l’ennesimo pretesto per infangare un’esperienza che non solo fornisce assistenza preziosissima alle numerose persone che tentano di passare il confine italofrancese, ma che con la sua stessa esistenza afferma e rende evidente che la vera violenza è quella esercitata dal confine stesso.
A Chez JesOulx abbiamo potuto incontrare molte di queste persone, spesso si tratta di intere famiglie, persone anziane e neonati compresi. Sono reduci da mesi e in alcuni casi anni di viaggio in condizioni difficilissime, migliaia di chilometri, di cui molti percorsi a piedi, sottoposti a vessazioni e violenze da parte delle molte “forze dell’ordine” dei paesi attraversati.
A Chez JesOulx queste persone possono fermarsi per un po’, riposare e prepararsi per il resto del viaggio.
Tutto questo grazie a chi continua a stare lì e a fornire loro assistenza nonostante tutte le difficoltà.
Come comitato Pinerolese per il Kurdistan esprimiamo piena solidarietà agli occupanti di Chez JesOulx insieme ai nostri ringraziamenti per tutto ciò che fanno.
Ricordiamo che chi nel Pinerolese volesse partecipare alla raccolta viveri e generi di prima necessità per Chez JesOulx può contattarci sulla nostra pagina Facebook o meglio ancora può recarsi alla ex casa cantoniera di Oulx.